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MAMMA MIA!

Ed ecco giunta l'ultima cotta del 2023!
Si tratta di una italian pils, ossia, per essere pratici, una german pils con dry hopping di luppoli nobili.

Il grist è abbastanza semplice, il 90% è malto pils e il restante 10% è composto da malto vienna e una manciata di carapils.
La parte luppolata è affidata al Magnum in amaro, e al Hallertau Mittelfruh e Spalter Select per le gettate in aroma, nella fase di whirlpool e dry hopping.
Il lievito è il Novalager, nuovissimo ceppo selezionato dalla Lallemand.


CENNI STORICI

L'Italian Pils è una birra artigianale bionda di grande beva e dal basso grado alcolico (4 - 5,5 % vol.), ha un corpo maltato snello ma ben presente e un aroma di luppolo marcato.

Una lager come tutte le altre? Nossignore!

L'Italian Pils potrebbe sembrare una comune bionda, ma in realtà la sua progettazione prevede canoni ed equilibri ben precisi, in particolare per quanto riguarda i luppoli. Le tipologie ammesse sono quelle nobili europee – come ad esempio il Tettnanger e il Saaz – o comunque nuove varietà che riprendono le sfumature erbacee e speziate di questi grandi classici. Qualunque luppolo in stile IPA dai sentori fruttati o tropicali è da escludere e farebbe automaticamente slittare la birra a generi brassicoli differenti.

Rispetto alle Pilsner di scuola ceca e tedesca, lo stile italiano prevede infatti l'utilizzo del dry hopping, ovvero l'inserimento di una certa quantità di luppolo a freddo, durante la fase di fermentazione e maturazione. Ciò conferisce al prodotto finito una fragranza aromatica superiore sia al naso che al palato, che assieme al corpo maltato presente (e mai invadente) regala un'esperienza gustativa davvero memorabile.

Ma come si è giunti a questa prestigiosa ricetta?
Quando Agostino Arioli del Birrificio Italiano produsse la sua prima Italian Pils, non aveva nessuna intenzione di creare qualcosa di innovativo e – probabilmente – nemmeno un'idea della dimensione del movimento a cui avrebbe dato vita. Ma da grande birraio e pioniere del movimento artigianale nella Penisola, si rese subito conto di aver inconsapevolmente generato qualcosa di rivoluzionario!

Era il 1996 e la sua intenzione, in realtà, era quella di produrre una birra simile ad una bionda tedesca che gli piaceva al tempo – la Jever Pils – sfruttando metodi e idee tutte sue. Decise di usare la tecnica inglese del dry hopping in cask, che prevedeva l'aggiunta di fiori di luppolo essiccati durante la maturazione nelle botti: lui scelse di utilizzarli in forma di pellet e ne inserì una bella manciata all'interno dei suoi tank, dando vita a qualcosa di sensazionale.
Ciò che ne venne fuori era un prodotto profondamente diverso dalla classica Pils, ma che aveva i suoi grandi perché. Questo genere di birre non aveva, infatti, mai incontrato la luppolatura a freddo a causa dell'Editto della Purezza (Reinheitsgebot) che ne vietava la pratica, perciò Arioli diede la luce ad una vera e propria novità.

(Fonte: Cantina della birra)






COTTA N°20

  • NOME: MAMMA MIA!
  • STILE: German Pils (5D BJCP)
  • TIPOLOGIA: All grain
  • EFFICIENZA: 80%
  • DATA: 01/12/2023


RICETTA


PROFILO DI FERMENTAZIONE

  • I primi 4 giorni a 15 °C, 1 giorno a 16 °C, 1 giorno a 17 °C e poi 18 °C fino a fine fermentazione. Alla fine delle fermentazione 25 giorni di cold crash a 4 °C.





DATI STIMATI (BREWFATHER)

  • DENSITA' INIZIALE: 1.047
  • DENSITA' FINALE: 1.008
  • GRADO ALCOLICO: 5.1%
  • AA: 83%
  • RA: 68%
  • EBC: 5.9
  • IBU: 30
  • BU/GU: 0.64
  • RBR: 0.68
  • LITRI: 15

DATI MISURATI

  • DENSITA' INIZIALE: 1.047
  • DENSITA' FINALE: 1.009
  • GRADO ALCOLICO: 5%
  • AA: 80.8%
  • RA: 66.3%
  • LITRI: 15


PRIMING

  • 6 g/L - 2.4 vol CO2


IMBOTTIGLIAMENTO

  • DATA: 08/01/2024
  • LITRI IMBOTTIGLIATI: 12,5


ABBINAMENTO CIBO

  • Sushi;
  • Pizza margherita;
  • Vitello tonnato;
  • Pollo al curry;
  • Costine con salsa barbecue;
  • Lasagne al forno;
  • Pulled pork;
  • Hamburger;
  • Paella.


Buona birra a tutti 🍻!

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