La birra di oggi nasce da questa mia riflessione: "in giro si trovano solo IPA dai sentori tropicali, ma quanto cazzo erano buone le american IPA agrumate e resinose?!".
La CALIFORNIA DREAMIN' è una session IPA in stile west coast dal contributo alcolico moderato (poco più di 4% ABV), la cui base maltata ha solo il compito di sorreggere la luppolatura made in USA eseguita con il tridente Amarillo-Cascade-Simcoe.
Il dry hopping è stato suddiviso in due parti: la prima parte in fase di fermentazione tumultuosa, mentre la seconda a fermentazione conclusa e andando verso il cold crash.
E' una IPA nostalgica, old-school, che, grazie al suo profumo e al suo aroma, ci riporta indietro ad un passato recente dove erba appena tagliata, resina e note agrumate non lasciavano spazio ai frullati di frutta tropicale.
CENNI STORICI
La CALIFORNIA DREAMIN' è una session IPA in stile west coast dal contributo alcolico moderato (poco più di 4% ABV), la cui base maltata ha solo il compito di sorreggere la luppolatura made in USA eseguita con il tridente Amarillo-Cascade-Simcoe.
Il dry hopping è stato suddiviso in due parti: la prima parte in fase di fermentazione tumultuosa, mentre la seconda a fermentazione conclusa e andando verso il cold crash.
E' una IPA nostalgica, old-school, che, grazie al suo profumo e al suo aroma, ci riporta indietro ad un passato recente dove erba appena tagliata, resina e note agrumate non lasciavano spazio ai frullati di frutta tropicale.
CENNI STORICI
Se parliamo di American IPA dobbiamo quindi dimenticarci le classiche IPA, che gli inglesi esportavano in India ai tempi delle colonie, caratterizzate da una gradazione alcolica elevata e una luppolatura abbondante, così da ottenere una buona stabilizzazione del prodotto durante la trasferta.
Nel 1989 negli Stati Uniti era in forte crescita il fenomeno delle craft breweries e la Rubicon IPA, prodotta da un brewpub di Sacramento, fu presentata al più importante concorso birrario americano, il Great American Beer Award, dove vinse la Gold Medal come miglior birra fra tutte le categorie in gara.
Questa vittoria determinò la riscoperta dello stile e diede l’avvio alla stagione delle American IPA, in cui all’inizio la tendenza era di ispirarsi all’antica ricetta ma successivamente, come sempre avviene nell’innovativo mondo dei microbirrifici, ogni brewmaster personalizzò la formula.
Fu così che, nel giro di pochi anni, il termine IPA ha perso la sua identità sino a divenire definizione generica per le moderne Pale Ales artigianali americane.
Occorre puntualizzare che questa differenziazione è stata determinata, in gran parte, dalla diversità tra le materie prime utilizzate negli USA rispetto a quelle inglesi.
Per le IPA inglesi veniva utilizzato il luppolo del Kent mentre per quelle americane si utilizza luppolo autoctono, qualitativamente ottimo ma dotato di caratteristiche differenti; lo stesso discorso vale per l’orzo, ed inoltre anche i metodi di produzione differiscono in maniera significativa.
Le American IPA, ad oggi, hanno mantenuto la caratteristica carica di luppolo elevata e il volume alcolico intorno ai 7°.
Le altre peculiarità variano in base alla creatività dei brewmasters, che si sono sbizzarriti nelle ricette… si possono trovare diversi colori, dallo scuro all’oro pallido, e sentori di agrumi, profumi floreali, frutti tropicali, etc…
AMERICAN IPA: WEST COAST VS NORTH EAST
Alla fine è successo. Era inevitabile: cresci cresci, e alla fine il partito dei devoti (produttori e consumatori) della American Ipa ha ingrossato talmente tanto le proprie file, da vederle dividersi in due correnti: da un lato i fedeli alle West Coast (e ai brand che ne sono gli alfieri: Stone, Russian River, Ballast Point e compagnia); dall’altro i fautori delle versioni North-east, orientati verso marchi insediati nell’area comprendente gli Stati dalla Pennsylvania fino a Vermont, New Hampshire e Maine: nomi quali Alchemist e Hill Farmstead (considerati gli iniziatori del trend), insieme ai più recenti, Tree House, Tired Hands, Other Half e Fiddlehead. Ma quali sono gli elementi che differenziano i due, chiamiamoli così – sottostili – nati dal ceppo comune delle American Ipa? Gli addetti ai lavori interni al contesto statunitense sintetizzano così i rispettivi profili.
Le West Coast hanno colori brillanti e aspetto tendenzialmente limpido, privo di opacità sensibili; il profumo è in prevalenza erbaceo e resinoso; la corporeità affilata e il finale perentorio nel taglio amaricante.
Le North East, invece, hanno un bilanciamento olfattivo che propende maggiormente per il fruttato tropicale rispetto al resinoso e che concede anche maggiore spazio alle esterificazioni da lievito; un assetto palatale più morbido e pienotto in termini di corpo; un iter gustativo in cui la conclusione bitter risulta molto meno veemente.
Inoltre, lo stesso look è diverso: decisamente più opalescente, in virtù dell’utilizzo di cereali quali segale, frumento e avena (gli stessi, peraltro, che contribuiscono alla maggior felpatura della bocca). Quanto alla forbice – tra le due interpretazioni – relativa al tenore delle percezioni di amaro da luppolo, si tratta non solo e non tanto dell’impiego di varietà diverse, ma del differente utilizzo magari delle stesse tipologie. Il noto blog The Mad Fermentationist condensa con queste parole: le Northeast sono una sorta di esecuzione che sta a metà tra una American Ipa e una English Ipa. Il confronto è aperto.
COTTA N°17
- NOME: California dreamin'
- STILE: Specialty IPA (21B BJCP)
- TIPOLOGIA: All grain
- EFFICIENZA: 75%
- DATA: 06/05/2023
INGREDIENTI
- FERMENTABILI:
- 1.6 kg Maris Otter Pale Malt Bairds [64%]
- 500 g Pilsen MD Dingemans [20%]
- 200 g Melanoidin Bestmalz [8%]
- 200 g Munich Bestmalz [8%]
- LUPPOLI:
- 10 g Amarillo @ 15' [8 IBU]
- 10 g Cascade @ 15' [8 IBU]
- 10 g Simcoe @ 15' [11 IBU]
- 20 g Amarillo @ 0'
- 20 g Cascade @ 0'
- 20 g Simcoe @ 0'
- 10 g Amarillo @ DH al giorno 3
- 10 g Cascade @ DH al giorno 3
- 10 g Simcoe @ DH al giorno 3
- 10 g Amarillo @ DH 4 giorni in fase di cold crash
- 10 g Cascade @ DH 4 giorni in fase di cold crash
- 10 g Simcoe @ DH 4 giorni in fase di cold crash
- LIEVITO:
- 1 pkg Fermentis US-05 [AA ~81%]
- ALTRO:
- 3.5 g Acido ascorbico (E300) @ ammostamento
PROFILO DI AMMOSTAMENTO
- MASH-IN: 67 °C per 60 minuti
- MASH OUT: 77 °C per 10 minuti
PROFILO DI FERMENTAZIONE
- Il primo giorno a 17 °C, 4 giorni a 18 °C, 1 giorni a 19 °C e poi 20 °C fino a fine fermentazione. Alla fine delle fermentazione 5 giorni di cold crash a 4 °C.
DATI STIMATI (BREWFATHER)
- DENSITA' INIZIALE: 1.037
- DENSITA' FINALE: 1.007
- GRADO ALCOLICO: 3.9%
- AA: 81%
- RA: 66.4%
- EBC: 11.6
- IBU: 27
- BU/GU: 0.73
- RBR: 0.76
- LITRI: 15
DATI MISURATI
- DENSITA' INIZIALE: 1.041
- DENSITA' FINALE: 1.009
- GRADO ALCOLICO: 4.2%
- AA: 78%
- RA: 64%
- LITRI: 15
PRIMING
- 6 g/L - 2.4 vol CO2
IMBOTTIGLIAMENTO
- DATA: 24/05/2023
- LITRI IMBOTTIGLIATI: 13
ABBINAMENTO CIBO
- Pasta in bianco o riso con condimenti speziati o piccanti (soprattutto curry e curcuma)
- Zuppa e minestrone
- Pesce al forno, bollito, arrosto, affumicato o in salamoia
- Cozze, crostacei e molluschi
- Carne bianca
- Pollo
- Selvaggina
- Costata di manzo alla brace
- Salsiccia arrosto
- Agnello al forno
- Humburger e cheeseburger
- Pizza marinara
- Biscotti speziati
- Torte al cioccolato o al caramello
- Crostate
Buona birra a tutti 🍻!




Commenti
Posta un commento